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Le cose che fanno beneThings That Are Good For UsWas uns gut tut

Nel post precedente abbiamo parlato soprattutto delle cose che fanno male. Anche sulle cose universalmente note per far bene è opportuno ragionare con attenzione. Purtroppo al mondo non c’è – o non mi è noto – qualcosa che faccia bene a tutti, sempre, in qualsiasi modalità di assunzione, quantità e frequenza: nessuna forma di allenamento, azione o attività; nessun cibo, bevanda, sostanza,  aspirina, radiazione; nessun sentimento, emozione o forma di meditazione. Siamo creature complesse e mutevoli, mai uguali a noi stessi; abbiamo – in momenti e fasi diverse, ed a volte anche contemporaneamente – diverse necessità e piaceri, a volte contraddittori tra loro: quando abbiamo freddo ci piace il caldo, quando abbiamo caldo cerchiamo il freddo; quando abbiamo fame ci piace mangiare, quando siamo molto sazi la stessa idea del cibo ci dà fastidio; quando abbiamo carenza di liquidi ci serve acqua, ma se siamo iperidratati perfino l’acqua può danneggiarci. Ci sono pensieri molto belli ed utili da pensare, ma un pensiero che diventi ossessivo non ci aiuta più a crescere. Per fare un esempio più complesso, è tipico in campo medico il caso in cui una persona denuncia carenza di calcio osseo, ma assumendo più calcio (in supplementazione e per via alimentare) si ammala di calcoli di calcio ai reni senza che la carenza ossea sia stata minimamente compensata.

In the previous post we talked mostly of things that are bad for us, however even of things universally known to be good for us should we be wary. Unfortunately nothing exists, as far as I know, that is always good for everyone, in any mode of application, amount and frequency. No form of training, action or activity. No food, drink or substance. No aspirin or radiation. No emotion, feeling or form of meditation. We are complex and changing creatures, never even consistent within our own selves. Sometimes at different stages, and sometimes simultaneously we have different needs and pleasures, occasionally even contradictory to one another. When we are cold, we like the heat, and when hot we seek the cold. When we are hungry, we like to eat but when we are full the very idea of food bothers us. When we have a shortage of liquid we need water, but when over hydrated, water is harmful to us. These are very interesting thoughts, but a thought that becomes obsessive does not help us grow. To make a more complex example, it is typical in the medical field that a person with a calcium deficiency in their bones develops kidney stones if they increase their calcium intake through diet and supplements, without the deficiency in the bone being improved in any way.

Im vorhergehenden Post haben wir hauptsächlich darüber gesprochen, was schlecht für uns ist. Doch es ist ebenso angebracht, über die Dinge nachzudenken, die allgemein dafür bekannt sind, dass sie gut für uns sind.

Leider gibt es nichts auf dieser Welt – oder es ist mir jedenfalls nicht bekannt –, das für alle gut ist, immer, in jeglicher Art der Anwendung, der Menge und der Häufigkeit: kein Training, keine Handlung, keine Betätigung der Welt; keine Speise, kein Getränk, kein Aspirin und keine Strahlung; kein Gefühl, keine Emotion, keine Form der Meditation.

Wir sind vielschichtige und wandelbare Geschöpfe, uns selbst niemals gleich; wir haben – in verschiedenen Augenblicken und Phasen und manchmal auch gleichzeitig – unterschiedliche Bedürfnisse und Gefallen, die einander manchmal widersprüchlich gegenüber stehen: Wenn wir frieren, gefällt uns die Wärme, wenn uns heiß ist, suchen wir die Kälte; wenn wir Hunger haben, finden wir Gefallen daran, zu essen, wenn wir sehr satt sind, bereitet uns schon der Gedanke an Essen Unbehagen; wenn es uns an Flüssigkeit mangelt, brauchen wir Wasser, doch wenn wir hyperhydriert sind, kann uns Wasser sogar schaden. Es gibt Gedanken, die zu denken sehr schön und nützlich ist, doch ein Gedanke, der zum Zwang wird, hilft uns nicht mehr mehr dabei, zu wachsen.

Um ein etwas komplexeres Beispiel zu machen: Im medizinischen Bereich gibt es den typischer Fall, dass eine Person angibt, an Kalziummangel in den Knochen zu leiden, doch indem sie mehr Kalzium zu sich nimmt (durch Nahrungsergänzungsmittel oder auf dem Wege der Ernährung) erkrankt sie an Nierensteinen[1], ohne dass der Kalziummangel in den Knochen auch nur minimal kompensiert worden wäre.

Allenarsi ad una pratica psicofisica è una cosa straordinaria, ma esistono quantità, intensità e frequenze ottimali oltre le quali quella pratica, anziché perfezionarci, ci stanca. Ricordo ancora una triatleta americana cui prestavo consulenza, che rimase attonita quando per la prima volta le suggerii di ridurre le quantità di lavoro in prossimità di una gara: per lei era un concetto assurdo, sembrandole che più ci si allena, più forti si diventa. Ugualmente semplificatorio è il ragionamento di chi, una volta deciso che una certa classe di alimenti faccia male, li elimina definitivamente dalla propria dieta. Anche in questo caso ho un ricordo: un giovane papà, affamato di conoscenza e di olismo, il cui sogno era di allevare suo figlio nella massima possibile purezza: solo aria pulita, acqua di fonte, cibi assolutamente biologici, freschissimi e non trattati; niente chimica, vaccinazioni, profumi; niente televisione, vita all’aria aperta, attività sana. Un programma del genere è adatto ad una comunità che viva tutta insieme, isolata, secondo questi principi (ed anche così sarebbe necessario verificare come venisse realizzato): in tutti gli altri casi produce un individuo disadattato, e soprattutto dalla salute fragile, soggetto a potenziali violente reazioni appena venga accidentalmente in contatto con una delle sostanze per anni così accuratamente evitate. Questo individuo verrà anche a contatto con persone, cose, situazioni che lo porteranno necessariamente a contraddire il proprio stile di vita; e non è vero che uno stile di  vita “puro” ci rafforza: uno stile di vita “puro”, al pari di uno “sporco” (?) ci specializza, con tutti i vantaggi e gli svantaggi del caso. In altre parole, quando viviamo in un certo mondo dobbiamo imparare a trarne il massimo gestendone le dinamiche, non rifiutarlo. O potremmo uscirne – se del caso – piuttosto malconci. Restando ai cibi, un alimento che più ne mangiamo, meglio è, purtroppo non esiste: la magia non risiede nell’elemento esterno, nel cibo o nel farmaco (che quindi diventa miracoloso), ma nell’ottimizzazione: nell’assecondare, cioè, le esigenze del momento rispetto ai nostri fini e progetti. Pensateci, e non troverete un alimento (acqua inclusa) per il quale, a seconda della nostra condizione del momento, non esista un limite fisiologico e psicologico ottimale oltre il quale ogni beneficio cessa, e anzi cominciano i problemi. Perfino del pesce, la proteina più nobile ed affine al nostro metabolismo, non si può abusare: mangiando pesce tre volte al giorno per anni si creerebbero diversi vizi metabolici, fatica, iperspecializzazione di enzimi, coenzimi, ormoni… senza contare il fatto che se mangiamo sempre pesce non c’è spazio per altro, ed allora dovremo rinunciare giocoforza a quote ottimali di tanti altri alimenti che pure hanno funzioni importanti. Va da sé che, così come si può vivere di sole bacche e frutti, si può probabilmente vivere di solo pesce… Qui parliamo infatti di qualità di vita, non di pura sopravvivenza. Sull’alimentazione avremo modo di tornare con molti approfondimenti monografici. Per il momento, buona e ottimale varietà : )

Image: Totò — Courtesy luigidelia.it

Training in psychophysical practice is a wonderful thing, but there is a limit to the quantity, the intensity and the frequency of training that when exceeded, causes the practice to cease being beneficial and become simply tiring. I still remember an American triathlete I advised who was amazed when I suggested for the first time to reduce her training before a race. For her it was an absurd concept, as her impression was that the more you exercise, the stronger you become. Just as simplistic is the reasoning of those who on deciding that a certain class of foods is bad for them, remove them permanently from their diet. Again I have a memory, this time of a young father, who, hungry for knowledge and holism, had a dream to raise his son in the purest possible way: only clean air, spring water, very, very fresh and unprocessed organic foods, no chemicals, vaccinations, perfumes, or television. Just outdoor living, and healthy activities. Such a scheme is suitable for a community living all together, isolated, according to these principles (and even then they would need to assess practicalities). In all other cases, this will produce a maladjusted individual, of fragile health, subject to potential violent reactions when he accidentally comes into contact with a substance for years so carefully avoided. This individual will also come into contact with people, things and situations that will contradict his lifestyle. It is not true that a “pure” lifestyle strengthens us (a “pure” way of life, as opposed to a “dirty” one (?), what it does, is specializes us, with all the pros and cons that implicates. In other words, when we live in a world we must learn to make the most of it, by managing its dynamic, not rejecting it. Otherwise we could come out quite worse for wear. Keeping on the subject of foods, a food that “the more we eat, the better” unfortunately does not exist. The magic lies not in the food or the (miraculous) medicine, but in the ‘optimization: in the satisfaction of one’s needs in a particular moment according to their goals and projects. Think about it, and you will not find a food (including water) for which, depending on our condition at the time, there is no optimal psychological and physiological limit beyond which any benefit ceases, and problems begin. Even fish, the most delicate protein, and the one most suited to our metabolism, should not be misused: eating fish three times a day for years would create several metabolic disorders, fatigue, hyper-specialization of enzymes, coenzymes, and hormones … not to mention the fact that if we only eat fish, then there is no room for anything else, we would have to give up many other foods that also have important functions. 
Needless to say, as you can live only on berries and fruits, you can probably live on fish alone… but here we are talking about quality of life, not survival. We will return to the subject of food and diet with a series of various elaborations. For now, happy variation and optimization :) [Translated from Italian by Hayley Egan]

Image: Totò - Courtesy luigidelia.it

Sich psychophysiologisch zu kräftigen ist eine außerordentliche Sache, doch es gibt eine optimale Menge, Intensität und Häufigkeit, über die hinaus diese Übungen uns erschöpfen, statt uns zu vervollkommnen. Ich erinnere mich noch an eine amerikanische Triatlethin, die ich beriet und die sehr verblüfft war, als ich ihr zum ersten Mal vorschlug, das Training zu reduzieren, wenn es auf einen Wettkampf zugeht: Für sie war das eine absurde Idee, schien es ihr doch, dass man umso stärker würde, je mehr man trainiert.

Genauso simplifizierend ist die Überlegung dessen, der, wenn er einmal beschlossen hat, dass eine bestimmte Gruppe von Lebensmitteln schlecht für ihn sei, diese Lebensmittel definitiv von seinem Speiseplan streicht. Auch in diesem Fall erinnere ich mich an jemanden: Einen jungen Vater, dürstend nach Erkenntnis und Ganzheitslehre, dessen Traum es war, seinen Sohn in größtmöglicher Reinheit großzuziehen: Nur gute Luft, Quellwasser, absolut biologische, frische und unbehandelte Lebensmittel; keinerlei Chemie, Impfungen, Duftstoffe; kein Fernsehen, Leben an der frischen Luft, gesunde Bewegung.

Ein solches Programm ist für eine Gemeinschaft geeignet, die in Abgeschiedenheit miteinander nach diesen Prinzipien lebt (und selbst so wäre es nötig, zu überprüfen, wie das umgesetzt würde): In allen anderen Fällen schafft es ein schlecht angepasstes Individuum, das vor allem von schwacher Gesundheit ist und Gegenstand potenzieller gewaltsamer Reaktionen wird, sobald es versehentlich mit einer der Substanzen in Kontakt kommt, die über Jahre so sorgfältig vermieden wurden. Dieses Individuum käme auch in Kontakt mit Personen, Dingen, Situationen, die es notwendigerweise dazu bringen würden, dem eigenen Lebensstil widersprechend zu handeln; und es ist nicht wahr, dass ein „reiner“ Lebensstil uns kräftigt: Ein „reiner“ Lebensstil, gegenüber einem „schmutzigen“ (?), spezialisiert uns, mit allen Vor- und Nachteilen, die das mit sich bringt.

In anderen Worten, wenn wir auf eine bestimmte Art und Weise leben, müssen wir lernen, daraus das Beste herauszuholen, indem wir der Dynamiken Herr werden und sie nicht ablehnen. Oder wir können – falls wir es schaffen – aus ihnen ausbrechen und dabei ziemlich übel zugerichtet werden.

Um beim Essen zu bleiben: Ein Lebensmittel, das umso besser für uns ist, je mehr wir davon essen, gibt es leider nicht: Die Zauberkraft wohnt nicht dem äußeren Bestandteil inne, dem Essen oder der Arznei (das dementsprechend zum Wundermittel würde), sondern liegt in der Optimierung: Also indem wir den Erfordernisse des Momentes im Hinblick auf unsere Ziele und Pläne nachkommen.

Denkt darüber nach, ihr werdet kein Lebensmittel (Wasser eingeschlossen) finden, für das es, unserem Momentanzustand gemäß, kein physiologisches und psychologisches Optimum gäbe, über das hinaus jeder Nutzen verebbt und stattdessen Probleme aufkommen. Selbst mit Fisch, dem edelsten und unserem Stoffwechsel ähnlichsten Eiweiß, sollte man es nicht übertreiben: Äße man über Jahre hinweg dreimal am Tag Fisch, würden sich verschiedene schlechte Angewohnheiten des Stoffwechsels ergeben, Ermüdungen, Hyperspezialisationen der Enzyme, der Koenzyme, der Hormone… ohne die Tatsache mit einzuberechnen, dass, wenn wir immer nur Fisch essen würden, kein Platz für anderes bliebe und wir deshalb wohl oder übel auf die optimalen Anteile vieler anderer Nahrungmittel verzichten müssten, die doch auch wichtige Funktionen haben.

Es versteht sich von selbst, dass man, wie man allein von Beeren und Früchten leben kann, wahrscheinlich auch nur von Fisch leben kann… Hier reden wir allerdings von Lebensqualität, nicht von bloßem Überleben.

Wir werden noch die Gelegenheit haben, mit vielen Einzelvertiefungen auf die Ernährung zurückzukommen. Vorläufig wünsche ich euch gute und optimale Vielfalt :)


[1]aus Kalzium, Anm. d. Übers.

ins Deutsche übersetzt von Elisabeth Becker
Bild: Totò — mit freundlicher Genehmigung von luigidelia.it

 

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