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Programmiamo la formaProgrammieren wir die Form

Valutare lo sforzoNel mondo della preparazione atletica vige una sorta di paradosso: se volete diventare più forti dovete allenarvi; ma più vi allenata più vi stancate, e meno renderete.
L’allenamento, insomma, stanca; per vederne i frutti deve passare un certo numero di giorni o settimane, perché dobbiamo riposare. Quando ci alleniamo molto non possiamo rendere molto; e per rendere molto dobbiamo allenarci poco.

Valutare lo sforzoMomentan gibt es diesen Beitrag erst auf Italienisch zu lesen, wenn ihr auch durch den bereits übersetzten Titel schon eine Vorschau darauf habt, was euch in Bälde an dieser Stelle erwartet.

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Bild mit freundlicher Genehmigung von businessplanvincente.com

Per chi vuole solo mantenersi in forma il problema non si pone: potete allenarvi regolarmente senza particolari attenzioni. Se un giorno invece desideraste partecipare ad una competizione, o avere una forma particolarmente buona per quella stracittadina o per la partita di football a cinque contro il Reparto Manutenzione, l’ideale sarebbe allenarvi molto quando siete lontani dall’evento e allenarvi poco o nulla i due-tre giorni prima, in modo da arrivare freschi e poter sfruttare quel processo fisiologico che abbiamo chiamato supercompensazione. Piuttosto importante, a questo punto, il riscaldamento prima di lanciarvi nella mischia.

In linea di massima, gli atleti agonisti (a parte il bodybuilder, che fa storia a sé) si allenano molto quando sono lontani dalle gare, soprattutto in termini di quantità; alzano poi la qualità (cioè l’intensità) degli allenamenti quando ricercano la forma, ma perché questa forma si manifesti debbono poi ridurre drasticamente la quantità. Nel periodo agonistico, infine, penseranno soprattutto a gareggiare, allenandosi per mantenere la forma più a lungo possibile e lavorando sulla tecnica.
L’ho fatta un po’ troppo facile, ma l’idea è questa.

Il meccanismo fisiologico alla base di queste dinamiche è sempre quello della supercompensazione, però associata non a singoli allenamenti ma ad interi gruppi di settimane: è come se l’atleta entrasse, nel periodo di preparazione, in una sorta di fatica cronica dalla quale emergerà poi poco a poco raggiungendo – è stato visto –  una condizione di forma maggiore.
Attenzione amatori, e coloro i quali si allenano senza una guida!: ho scritto fatica cronica in corsivo perché la fatica cronica clinicamente intesa è una condizione che non dovrebbe essere mai raggiunta dall’atleta, quale che sia il suo livello di qualificazione: qualsiasi cosa abbiate voluto fare, avrete fatto troppo; ed anche  lunghi riposi non eviteranno che la performance (e la salute, a lungo andare) ne risenta.

Esistono maniera più fisiologiche di spingere di più: se desideriamo allenarci più duramente e progredire più velocemente possiamo sfruttare le possibilità date dalla supercompensazione anche se non siamo professionisti o se non puntiamo a gareggiare. Magari così, solo perché ci piace allenarci molto ;)
Nel prossimo post vedremo quindi come utilizzare praticamente la modulazione dei carichi nel corso della settimana.

Image courtesy businessplanvincente.com

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