Dimagrire: l’eterna storia delle calorieAbmagern: das ewige Lied von den Kalorien

Apparentemente, lo dicevamo ieri, ingrassare e dimagrire è una questione algebrica: tot calorie in, tot calorie out = variazione dei depositi grassi. Almeno questo è quanto ci dicono da sempre. Diciamo che è più o meno così: ma esistono tanti di quei distinguo ed  eccezioni clamorose che alcuni chiarimenti sono necessari. Cominciamo dal concetto stesso di caloria.

Benché la caloria sia rigorosamente definita in termini scientifici già dal 1820, e quindi sia rigorosamente standardizzata, l’idea del potere calorico dei cibi è del tutto convenzionale. Pensate: il metodo più accurato per calcolarlo consiste nel bruciare gli alimenti, e vedere quanto calore si sviluppa. L’idea di fondo è che “nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Dunque tot calore, tot energia. Questa teoria ha diversi punti deboli, e di fatto non funziona. Vediamo perché.

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Perché curarsi con le piante?Warum sollte man sich mit Pflanzen behandeln?

Il lettore di una rubrica che tenevo anni fa su una nota testata italiana on-line un giorno mi scrisse: “Lo ammetto, qualunque cosa che ha l’appellativo ‘naturale’ suscita in me molti dubbi. Perché desiderare una terapia naturale e non chimica? Per molti versi la chimica migliora quello che si trova in natura. Cosa mi dici a riguardo?”
Si tratta di un quesito che in molti si pongono e che mi sembra valido tuttora; credo meriti un approfondimento.

Esistono diverse e svariate ragioni per le quali una persona può scegliere di curarsi con prodotti naturali anziché di sintesi.
Dell’idea risibile che le piante non abbiano effetti collaterali abbiamo già detto. Molti fanno questa scelta perché sentono le piante meno pericolose, meno aggressive, più “delicate”. Questo è vero (per fortuna) solo per le piante o i preparati poco efficaci, quelli così deboli da avere anche un debole effetto terapeutico.
Bisogna sottolineare che l’efficacia di una terapia parte dal 10-15% di riscontri positivi, cioè dal valore del placebo. Logico, quindi, che nel valutare la potenza oggettiva di un farmaco o di una terapia si debba considerare questo valore del tutto inefficace (diverso è il caso delle patologie ancora senza cura, per le quali il 17% di remissioni sarebbe da considerarsi ovviamente un miracolo).

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Fitologia e fitoterapia: curarsi con le piante?

Mai come in questi ultimi anni abbiamo assistito ad un’esplosione delle terapie naturali nella parte occidentale del mondo. I motivi sono tanti e diversi, e non li analizzerò qui. Ciò di cui invece vorrei occuparmi in questa serie di articoli è l’eterna diatriba sull’efficacia e sulla pericolosità al contempo di alcune di esse, ed in particolare delle terapie a base di piante: in che termini e – se del caso – fino a che punto ci si può affidare ad una terapia a base di piante medicinali come sostitutiva di una terapia a base farmacologica chimica?
È forse inutile specificare che questi post non toccheranno affatto le culture tradizionali, e le centinaia di migliaia di persone nel mondo che culturalmente si basano e da sempre si sono basate su quanto fosse reperibile in natura per le proprie esigenze di cura. Ci concentreremo, piuttosto, sull’uso che nei paesi più industrializzati (i cui mercati sono invasi da molecole di sintesi di ogni genere) si fa delle piante medicinali, e del rapporto che nasce con la Medicina Farmacologica.

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Suggestione ed effetto placeboSuggestion und Placebo-Effekt

Il termine placebo viene usato quasi sempre, dai non addetti ai lavori, in senso negativo, come sinonimo di sciocca illusione, inganno verso se stessi o verso gli altri, o entrambe le cose. Di solito lo si adopera per riferirsi al caso in cui si guarisca da una malattia dopo aver assunto una sostanza inerte che, invece, pensavamo fosse un farmaco. Se ne conclude che il paziente aveva una malattia psicosomatica (?).
A pensarci bene, il concetto fa volentieri il paio col termine suggestione, inteso in senso del tutto negativo. “Si è lasciato suggestionare” significa, nel linguaggio comune, “si è lasciato ingannare” “si è lasciato fuorviare, distrarre”.

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