Curarsi con le piante. Fitoterapia: L’estratto secco, ovvero come difendersi dalle truffe.Sich mit Pflanzen behandeln. Phytotherapie: Der Trockenextrakt, oder wie man sich vor Betrug schützt

Esistono sostanzialmente tre modi di curarsi con delle erbe o delle piante:

  1. utilizzare nella dieta piante specifiche dall’azione terapeutica, magari in ricette costruite apposta per valorizzarne l’effetto;
  2. usare una tisana o un decotto, cioè mettere la materia prima in acqua, filtrare e bere il liquido;
  3. assumere un prodotto basato su quelle piante, ad esempio in polvere (o capsule, o compresse), o in estratto fluido a base alcolica.

Quando andiamo in farmacia o in un negozio del naturale in un paese industrializzato, la forma di gran lunga più diffusa è quella in capsule. Le capsule contengono una polvere ricavata dalla pianta, o dalla miscela di piante riportata in etichetta.

Una cosa di cui dobbiamo essere consapevoli, e che nessun produttore o venditore vi dirà mai è che, mangiando una pianta (o una parte di pianta) polverizzata, solitamente ne assimiliamo veramente poco: dall’1 al 10%.

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Please be patient!

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Momentan gibt es diesen Beitrag erst auf Italienisch zu lesen, wenn ihr auch durch den bereits übersetzten Titel schon eine Vorschau darauf habt, was euch in Bälde an dieser Stelle erwartet. Bis dahin könnt ihr euch mit dem automatischen Übersetzungsprogramm am Kopfende des Posts vergnügen, welches euren Tag mit Sicherheit um einige Lacher bereichern wird, dafür aber fähig ist, in viele, viele verschiedene Sprachen zu übersetzen.


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Perché curarsi con le piante?Warum sollte man sich mit Pflanzen behandeln?

Il lettore di una rubrica che tenevo anni fa su una nota testata italiana on-line un giorno mi scrisse: “Lo ammetto, qualunque cosa che ha l’appellativo ‘naturale’ suscita in me molti dubbi. Perché desiderare una terapia naturale e non chimica? Per molti versi la chimica migliora quello che si trova in natura. Cosa mi dici a riguardo?”
Si tratta di un quesito che in molti si pongono e che mi sembra valido tuttora; credo meriti un approfondimento.

Esistono diverse e svariate ragioni per le quali una persona può scegliere di curarsi con prodotti naturali anziché di sintesi.
Dell’idea risibile che le piante non abbiano effetti collaterali abbiamo già detto. Molti fanno questa scelta perché sentono le piante meno pericolose, meno aggressive, più “delicate”. Questo è vero (per fortuna) solo per le piante o i preparati poco efficaci, quelli così deboli da avere anche un debole effetto terapeutico.
Bisogna sottolineare che l’efficacia di una terapia parte dal 10-15% di riscontri positivi, cioè dal valore del placebo. Logico, quindi, che nel valutare la potenza oggettiva di un farmaco o di una terapia si debba considerare questo valore del tutto inefficace (diverso è il caso delle patologie ancora senza cura, per le quali il 17% di remissioni sarebbe da considerarsi ovviamente un miracolo).

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Fitologia e fitoterapia: curarsi con le piante?

Mai come in questi ultimi anni abbiamo assistito ad un’esplosione delle terapie naturali nella parte occidentale del mondo. I motivi sono tanti e diversi, e non li analizzerò qui. Ciò di cui invece vorrei occuparmi in questa serie di articoli è l’eterna diatriba sull’efficacia e sulla pericolosità al contempo di alcune di esse, ed in particolare delle terapie a base di piante: in che termini e – se del caso – fino a che punto ci si può affidare ad una terapia a base di piante medicinali come sostitutiva di una terapia a base farmacologica chimica?
È forse inutile specificare che questi post non toccheranno affatto le culture tradizionali, e le centinaia di migliaia di persone nel mondo che culturalmente si basano e da sempre si sono basate su quanto fosse reperibile in natura per le proprie esigenze di cura. Ci concentreremo, piuttosto, sull’uso che nei paesi più industrializzati (i cui mercati sono invasi da molecole di sintesi di ogni genere) si fa delle piante medicinali, e del rapporto che nasce con la Medicina Farmacologica.

Mai come in questi ultimi anni abbiamo assistito ad un’esplosione delle terapie naturali nella parte occidentale del mondo. I motivi sono tanti e diversi, e non li analizzerò qui. Ciò di cui invece vorrei occuparmi in questa serie di articoli è l’eterna diatriba sull’efficacia e sulla pericolosità al contempo di alcune di esse, ed in particolare delle terapie a base di piante: in che termini e – se del caso – fino a che punto ci si può affidare ad una terapia a base di piante medicinali come sostitutiva di una terapia a base farmacologica chimica?
È forse inutile specificare che questi post non toccheranno affatto le culture tradizionali, e le centinaia di migliaia di persone nel mondo che culturalmente si basano e da sempre si sono basate su quanto fosse reperibile in natura per le proprie esigenze di cura. Ci concentreremo, piuttosto, sull’uso che nei paesi più industrializzati (i cui mercati sono invasi da molecole di sintesi di ogni genere) si fa delle piante medicinali, e del rapporto che nasce con la Medicina Farmacologica.

Mai come in questi ultimi anni abbiamo assistito ad un’esplosione delle terapie naturali nella parte occidentale del mondo. I motivi sono tanti e diversi, e non li analizzerò qui. Ciò di cui invece vorrei occuparmi in questa serie di articoli è l’eterna diatriba sull’efficacia e sulla pericolosità al contempo di alcune di esse, ed in particolare delle terapie a base di piante: in che termini e – se del caso – fino a che punto ci si può affidare ad una terapia a base di piante medicinali come sostitutiva di una terapia a base farmacologica chimica?
È forse inutile specificare che questi post non toccheranno affatto le culture tradizionali, e le centinaia di migliaia di persone nel mondo che culturalmente si basano e da sempre si sono basate su quanto fosse reperibile in natura per le proprie esigenze di cura. Ci concentreremo, piuttosto, sull’uso che nei paesi più industrializzati (i cui mercati sono invasi da molecole di sintesi di ogni genere) si fa delle piante medicinali, e del rapporto che nasce con la Medicina Farmacologica.

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