Ipercolesterolemia: teniamo il colesterolo sotto controllo

Riassumo i punti salienti emersi nel post di ieri:
1. il rapporto tra LDL (lipoproteine a bassa intensità) ed HDL (lipoproteine ad alta intensità) è il fattore più importante per una buona gestione del colesterolo corporeo;
2. valori alti di colesterolemia, fino a 2,4 grammi per litro di sangue, non sono significativamente correlati a rischio cardiovascolare se il rapporto HDL/LDL è adeguatamente alto; in certi studi, addirittura, non si è riscontrata una differenza significativa nel rischio cardiovascolare fra un livello di colesterolo di 2,04 e di 2,94 grammi per litro di sangue;
3. il colesterolo esogeno (quello assunto con l’alimentazione) rappresenta mediamente il 10% della colesterolemia totale.

Intervenire sulla ipercolesterolemia riducendo la quota esogena è, a meno di eccessi nutrizionali significativi, una strategia piuttosto debole, anche per il fatto che la colesterolemia è il risultato di un equilibrio sistemico e laddove si riducesse l’assunzione di colesterolo la quota endogena potrebbe aumentare per compensazione.
Questa compensazione avviene anche nell’altro senso: mangiare (senza esagerare!) anche cibi ricchi di colesterolo non causa direttamente un aumento delle LDL. Molto più efficaci, in questo senso, sono alcuni grassi particolari.

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Perché le terapie naturali non funzionano?Warum funktionieren naturheilkundliche Therapien nicht?

Dopo quanto abbiamo detto qualche giorno fa, sembrerebbe quasi che non esista farmaco più potente e cura più efficace di quella fitologica. Può darsi. Rimane il fatto però che la cura di una patologia è un processo complesso, che coinvolge almeno due persone (quasi sempre di più) ed una serie di sistemi neurosomatici la cui reazione va interpretata e guidata al fine che si desidera raggiungere.
Insomma, dimenticate che cura e guarigione possano funzionare in maniera semiautomatica, secondo un processo del tipo
Sintomo → Database delle patologie → Diagnosi → Database delle terapie → Somministrazione della terapia → Guarigione.
…l’abilità del medico, la sua intuizione scientifica, il rapporto che sa creare con il paziente sono ancora centrali nel processo di guarigione.

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Curarsi con le piante. Fitoterapia: L’estratto secco, ovvero come difendersi dalle truffe.Sich mit Pflanzen behandeln. Phytotherapie: Der Trockenextrakt, oder wie man sich vor Betrug schützt

Esistono sostanzialmente tre modi di curarsi con delle erbe o delle piante:

  1. utilizzare nella dieta piante specifiche dall’azione terapeutica, magari in ricette costruite apposta per valorizzarne l’effetto;
  2. usare una tisana o un decotto, cioè mettere la materia prima in acqua, filtrare e bere il liquido;
  3. assumere un prodotto basato su quelle piante, ad esempio in polvere (o capsule, o compresse), o in estratto fluido a base alcolica.

Quando andiamo in farmacia o in un negozio del naturale in un paese industrializzato, la forma di gran lunga più diffusa è quella in capsule. Le capsule contengono una polvere ricavata dalla pianta, o dalla miscela di piante riportata in etichetta.

Una cosa di cui dobbiamo essere consapevoli, e che nessun produttore o venditore vi dirà mai è che, mangiando una pianta (o una parte di pianta) polverizzata, solitamente ne assimiliamo veramente poco: dall’1 al 10%.

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Perché curarsi con le piante?Warum sollte man sich mit Pflanzen behandeln?

Il lettore di una rubrica che tenevo anni fa su una nota testata italiana on-line un giorno mi scrisse: “Lo ammetto, qualunque cosa che ha l’appellativo ‘naturale’ suscita in me molti dubbi. Perché desiderare una terapia naturale e non chimica? Per molti versi la chimica migliora quello che si trova in natura. Cosa mi dici a riguardo?”
Si tratta di un quesito che in molti si pongono e che mi sembra valido tuttora; credo meriti un approfondimento.

Esistono diverse e svariate ragioni per le quali una persona può scegliere di curarsi con prodotti naturali anziché di sintesi.
Dell’idea risibile che le piante non abbiano effetti collaterali abbiamo già detto. Molti fanno questa scelta perché sentono le piante meno pericolose, meno aggressive, più “delicate”. Questo è vero (per fortuna) solo per le piante o i preparati poco efficaci, quelli così deboli da avere anche un debole effetto terapeutico.
Bisogna sottolineare che l’efficacia di una terapia parte dal 10-15% di riscontri positivi, cioè dal valore del placebo. Logico, quindi, che nel valutare la potenza oggettiva di un farmaco o di una terapia si debba considerare questo valore del tutto inefficace (diverso è il caso delle patologie ancora senza cura, per le quali il 17% di remissioni sarebbe da considerarsi ovviamente un miracolo).

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