Supercompensazione, magia della natura

L'Armata Rossa si mantiene, nonostante tutto, in forma
Giovani militari russi si allenano nello stretching

Una delle nostre qualità più straordinarie è la possibilità di cambiare. Nel corso del tempo possiamo modificare tantissimi aspetti della nostra vita, più di quanto normalmente si voglia pensare. Ma in questa sede vorrei  portare l’attenzione sui meccanismi di adattamento che, tramite l’allenamento, ci permettono di migliorare la nostra forma, le nostre abilità e le nostre prestazioni nel corso del tempo.
Intanto, vorrei notare che questi meccanismi si attivano solo laddove mettiamo un po’ in crisi certe nostre capacità: se salire le scale ci stanca, salendo abbastanza frequentemente le scale ci accorgeremo presto che la fatica che proviamo nel farlo si riduce. Se fatichiamo a sollevare dieci volte quel bilanciere, o a fare trenta ripetizioni di quell’esercizio di addominali, facendolo abbastanza frequentemente riusciremo a superare quei numeri, con la stessa fatica che facevamo prima. A quel punto potremo decidere se vogliamo migliorare ancora, o se ci basta mantenere quello stato di forma: se continueremo a fare lo stesso esercizio, con gli stessi parametri quantitativi, la nostra forma rimarrà stabile; se cercheremo di fare un po’ di più, andremo un po’ più avanti.

Alla base di questo meraviglioso gioco, che pare creare qualità dal niente, c’è un meccanismo fisiologico che sarà bene conoscere a fondo, per sfruttarlo al massimo.

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No pain ? No, gain !

La sofferenza di Dorando Pietri
Dorandi Pietri taglia il traguardo della maratona nelle Olimpiadi di Londra del 1908: una delle immagini più famose della storia dello sport.

Conoscete l’espressione inglese no pain, no gain? Credo sia molto famosa anche al di fuori dei Paesi anglosassoni. Significa più o meno “non c’è miglioramento senza sofferenza”. Nel corso dei decenni e di traverso alle culture questo adagio è stato declinato in tutte le possibili forme, arrivando ad assumere significati molto lontani dall’intenzione originaria, fino a trasformarsi in una sindrome psicologica piuttosto seria: la sindrome npng.

La sindrome npng è una malattia mentale; le sue radici si trovano in tutte le civiltà conosciute, ed oggi questa sindrome è diffusa a livello mondiale e si applica – ahimè – a tutti gli àmbiti del vivere. Chi soffre della sindrome npng è patologicamente convinto che non si possono fare progressi reali in una disciplina se non c’è stata sofferenza nello studio, o nell’allenamento.

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Allenamento e prestazione, ovvero la specificità del gesto

Negli anni scorsi si sono tentati strani esperimenti antropo-sportivi. Ad esempio hanno preso dei fondisti nordafricani, hanno messo ai loro piedi un paio di sci da fondo e li hanno mandati allo sbaraglio su delle piste di neve nordiche. Il creativo che ha escogitato questa genialata deve aver pensato che, se è vero che i nordafricani sono i fondisti più forti del mondo, devono avere delle doti intrinseche che dovrebbero farli emergere in qualsiasi campo dove siano richieste resistenza ed una grande capacità aerobica.

Per chi sia interessato agli esiti dell’esperimento, dirò che i nostri amici neri sono finiti ben dietro atleti bianchi di pur non eccelsa qualificazione.

Se il genio di cui sopra si fosse peritato di studiare un po’, avrebbe – forse – capito che tutte le qualità atletiche sono estremamente specifiche. Ma sospetto che la mosse avesse carattere esclusivamente promozionale, cioè da circo.

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Massimo sviluppo delle qualità muscolari: corsa interna, corsa esterna, corsa pienaBestmögliche Entwicklung der Muskelqualität: Kontraktion nach innen, Kontraktion nach außen, Gesamtkontraktion

Oggi ci occupiamo di un aspetto dell’allenamento fisico che ci sarà utile richiamare in più di un’occasione. Quando alleniamo un muscolo, sarebbe opportuno che questo venisse contratto ed esteso in tutta la sua possibilità di utilizzo. Ciò vale soprattutto quando vogliamo che il muscolo lavori in velocità: allenarsi a fare movimenti veloci non serve se non usiamo il muscolo in tutta la sua estensione. Si tratta di un errore spesso commesso negli sport di squadra, e su entrambe le sponde dell’Atlantico: avrete avuto modo di vedere giocatori di football, rugby o soccer esercitarsi con una specie di corsa a passetti brevissimi e velocissimi, sollevando pochissimo le ginocchia. L’unica utilità di quell’esercizio è allenare l’atleta a fare… quell’esercizio: quando si tratterà di fare una corsa normale non si riscontrerà alcun incremento della velocità. I motivi sono due:

 

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